+7

Inter a +7. Ecco i 7 motivi per cui l'Inter rischia di aver già vinto, a meno di un terzo del campionato, il suo quinto scudetto consecutivo.

1) Perché l'Inter è l'unica squadra in Italia che ormai si può permettere una perdita di bilancio di 154,4 milioni di euro al giugno 2009. E in base a questo godersi di conseguenza una squadra molto più potente delle altre e con uno degli allenatori più bravi (qualcuno preferisce usare il termine affermato), ma anche costosi e capricciosi al mondo. Non sbagliare gli acquisti e sfruttare addirittura bramosie e malumori di Ibrahimovic per risistemare la formazione (Milito, Eto'o, Thiago Motta, Lucio, Sneijder) è una cosa fatta bene dopo anni di milioni buttati allegramente al vento.

2) Perché l'Inter sta forse cercando di archiviare prima possibile il capitolo campionato (+7 all'11a giornata è record nell'epoca dei tre punti) prima di ritentare disperatamente di combinare qualcosa di buono in Champions League. E lì le cose non sono messe proprio bene. E lì un +7 in classifica te lo sogni (-1 rispetto a Barcellona, Dinamo Kiev e Rubin Kazan). E la Champions non è certo il campionato italiano.

3) Perché la Juventus il bilancio al giugno 2009 l'ha chiuso con un utile di 6,6 milioni. A Claudio Ranieri, allenatore d'esperienza ma senza appeal, aveva consegnato una squadra al risparmio, mentre dopo essersi decisa a investire una cinquantina di milioni in un estate sola sola, a Ciro Ferrara, allenatore senza esperienza e tutto appeal (in attesa magari di Marcello Lippi), ha consegnato invece una squadra di lusso ma costruita in maniera squilibrata. Con alcuni acquisti poco convincenti (Grosso e Cannavaro) e riuscendo a mantenere nel gruppo anche giocatori che nella Juve hanno fallito da tempo (Poulsen, Tiago etc).

4) Perché Ferrara tatticamente sbaglia i cambi e si fa beffare da quelli come Mazzarri che la gavetta l'hanno fatta eccome. Perché non ha dato gioco e carattere alla nuova Juve. Perché Felipe Melo col Brasile di Dunga ha fatto il fenomeno e nella Juve no. Perché Diego al Werder era un ottimo giocatore e nella Juve no. Perché San Buffon ha nascosto un sacco di magagne. Perché non tutti i giovani allenatori sono Pep Guardiola. E perché Mourinho non fa un gran calcio, anzi, ma alla fine è tale lo strapotere...

5) Perché la Samp è già un miracolo che sia seconda. E perché il campionato italiano di calcio è mediocre: una volta c'erano tante grandi squadre (Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina, Parma) e adesso fanno tutte la corsa per entrare al massimo in Champions League. Se non accontentarsi addirittura di molto meno.

6) Perché Blanc ha detto che il prossimo scudetto sarebbe stato quello della terza stella: come se gli scudetti della Juve fossero 29 e non 27 come dice l'albo d'oro ufficiale della serie A. Una provocazione sciocca, da tifoso, e non all'altezza di un presidente della Juventus. E che soprattutto porta male...

7) Perché, in fin dei conti, è giusto così.
f.bocca@repubblica.it

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Disciplina o fede?

L’ora di religione in pochissime parole

La vera questione però è se sia la scuola pubblica di uno Stato laico il posto più indicato dove essere istruiti non su una disciplina ma su una fede.

(Corrado Augias, in risposta a un lettore di Repubblica che sostiene tra l’altro che l’ora di religione sia “scelta volontariamente” dal 91% degli studenti)

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Posted 8 days ago

Farsi dettare la linea


Cippalippa

Gio, 17 Settembre 2009 | Scritto da Achille in Appunti |

Con tutto il rispetto per l’impegno civile, l’ammirazione per la capacità di metterci la faccia, gli applausi per la capacità di indignarsi, la stima per la rettività, e via dicendo.

Io da ragazzino adoravo la pubblicità in cui il professore chiedeva di chi fosse quel preservativo e tutti si alzavano dicendo “è mio”, e la scena dell’Attimo fuggente in cui tutti salgono sul tavolo, e i momenti della storia in cui si urla insieme ammazzateci tutti o arrestateci tutti.

Ma poi vedo che Berlusconi dice: coglioni! E tutti corrono a farsi le foto con la scritta “sono un coglione”. Poi Berlusconi dice “farabutti”, ed ecco la gallery con tutti i farabutti autodichiarati. E se domani Berlusconi se ne esce co un: “chi non sta con me è un cippalippa”, bisogna farsi tutti la foto con il cartello con su scritto: “io sono un cippalippa”?

Ma non eravate tutti d’accordo sul fatto che non bisogna essere condizionati e ossessionati da Berlusconi? Non vi avevano spiegato, gli strateghi di sinistra, che bisogna smettere di farsi dettare la linea da lui? E non è che a lungo andare lo strumento si indebolisce un pochino?  Non sarebbe meglio dire: farabutto a chi?

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Posted 1 month ago

Una cara amica napoletana del premier

Qui La Repubblica aggiunge un nuovo capitolo alla soap opera. Io non capisco perché Berlusconi non risponda alle domande, non smentisca e alla fine non quereli per diffamazione e soprattutto perché l'italiano medio, così bigotto e bacchettone, di fronte all'ipotesi non smentita e che si arricchisce di nuove prove a suo carico (e che diventa sempre più plausibile) non si indigni di fronte ad un settantenne che frequenta una minorenne e anzi faccia spallucce e sorrida...
 
La storia si condisce ora di un nuovo capitolo, che ripropone e rafforza le ricostruzioni dissonanti fornite da Berlusconi fino ad oggi. Dopo approfondite verifiche condotte da "Repubblica" presso diverse fonti dirette, risulta quanto segue. La sera del 19 novembre 2008 il presidente del Consiglio, nella splendida cornice romana di Villa Madama, ha ricevuto i più bei nomi dell'imprenditoria del Paese, per una cena ufficiale tra il governo e le grandi firme del Made in Italy. Almeno una sessantina gli invitati, che il premier ha intrattenuto insieme a diversi ministri, da Letta a Tremonti, da Bondi a Fitto. Al suo tavolo da otto, al centro del salone, insieme a stilisti di spicco come Santo Versace e la moglie, Leonardo Ferragamo e la sorella Giovanna, Paolo Zegna e Laudomia Pucci, il Cavaliere ospitava "una splendida ragazza", secondo il racconto di chi c'era. Capelli castano chiari, vestito in lamè. Molto giovane, molto avvenente, sconosciuta a tutti. Berlusconi, secondo la testimonianza di un industriale che ha partecipato all'evento, l'ha presentata ai commensali come "Noemi Letizia, figlia di carissimi amici di Napoli. Sta facendo uno stage - ha aggiunto il premier - ed è qui per conoscere i grandi protagonisti del mondo della moda".


La ragazza ha parlato poco, e ascoltato molto. A un certo punto, secondo la ricostruzione di almeno tre fonti diverse invitate alla cena, ha fatto un rapido giro del salone, mentre l'orchestra suonava musiche americane e francesi. E non è passata inosservata. Uno dei commensali, seduto ad un altro tavolo a fianco all'allora segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Masi, ha chiesto lumi. "Chi è quella ragazza?". La risposta è stata la seguente: "È una cara amica napoletana del presidente. Non era previsto che venisse, ma lui l'ha voluta a tutti i costi, e per questo è stato addirittura necessario rivedere il "placement" del tavolo uno...". Cioè la distribuzione dei posti al tavolo nel quale era seduto il premier. A fine cena, secondo il ricordo dei presenti, sarebbe stata vista allontanarsi su un'auto blu, al seguito dell'Audi A8 nera del premier.

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Posted 5 months ago

Nota spese

Cliccate qui (http://tinyurl.com/prhqh8) e eruditevi sulle note spese dei politici italiani.
 
Sarebbe bello invece sapere anche qui da noi come il deputato utilizza i 4.003 euro mensili che il Parlamento gli mette in saccoccia ogni mese come "rimborso spese di soggiorno". Certo, magari anche l'elettore italiano vorrebbe sapere almeno dove risiede il suo onorevole di riferimento, quando trascorre quei tre giorni nella Capitale. Per esempio se lo utilizza tutto, il suo budget da diaria extra stipendio. O che ne fa di quell'altro da 4.190 euro al mese che gli viene erogato proprio a titolo di "rimborso spese". Qualcuno non vorrà mica sospettare che una parte di quei soldi o addirittura tutti finiscano nel conto in banca dell'onorevole? Sospettosi o malpensanti. Qui la nota spese è bandita, il piè di lista è sconosciuto. Le Camere pagano anzitempo, pagano sulla fiducia, pagano a forfait. Non c'è nulla da scoprire. Altro che dimissioni dello Speaker del parlamento inglese.

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Posted 5 months ago

È emersa l'opportunità

(download)

Al povero Walter hanno bloccato il sistema belga; e per fortuna, perché avrebbe ammazzato le preferenze.
Ad ogni modo il problema principale sembra essere quello di vincere le prossime elezioni (scenario alquanto improbabile) più che portare avanti buone idee.

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Posted 9 months ago

Copio&Incollo: Una missione per la politica @ Tito Boeri

Sono in molti in Italia ad avere issato lo spinnaker sperando di gonfiarlo col ponente teso che spira dopo la vittoria di Barack Obama. Ma non basta usare vele con nomi anglosassoni e agitare le bandiere di "chi può" per tornare a essere politicamente competitivi. Il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha di fronte a sé un'agenda obbligata e margini di manovra molto ristretti. Ha vinto con un programma meno radicale di quello di Hillary Clinton. Né si intravedono sin qui quei grandi cambiamenti nelle coalizioni di governo, i cosiddetti "political realignments", che preludono alle grandi svolte nella politica americana. I ripetuti messaggi di continuità con l'amministrazione Bush lanciati nella prima conferenza stampa da presidente degli Stati Uniti in pectore sono indicativi.

Investire sul futuro di Obama è perciò un'impresa ad alto rischio. Molto meglio investire sul passato di Obama, sulla sua incredibile campagna elettorale, fatta di primarie vere, dall'esito spesso imprevedibile perché molto più partecipate che in passato, e di internet, come strumento di comunicazione e di finanziamento. Abbiamo molto da imparare dal candidato Obama nel migliorare i processi di selezione della classe politica all'interno del nostro paese.

Il suo "yes, we can" è soprattutto un riconoscimento alla democrazia di internet, alla sua capacità di moltiplicare il potere delle idee, al di là, se non contro, i grandi mezzi di comunicazione. Ma internet non sarebbe bastato se non ci fossero state regole che permettono una vera competizione all'interno dei partiti, aperta anche a chi sta fuori dall'establishment.


Chi vuole raccogliere la bandiera di Obama deve accettare queste regole, deve permettere una vera competizione nel mercato del lavoro dei politici. Ne abbiamo disperato bisogno. I problemi del nostro paese sono in gran parte problemi di inadeguatezza della nostra classe dirigente, a partire dalla classe politica.
Nel passaggio dalla Prima alla seconda Repubblica il processo di selezione della nostra classe politica è solo peggiorato. Una volta esistevano i partiti di massa che svolgevano al loro interno la selezione. Contavano le decisioni dei vertici, ma anche i militanti potevano dire la loro. Difficile essere candidato senza il gradimento della base, anche in un collegio elettorale sicuro. Poi i partiti di massa si sono sgonfiati, il rapporto fra militanti ed elettori è crollato, e sono rimasti quasi solo i capi partito a selezionare la classe politica.

Il loro potere è sopravvissuto alla crisi dei partiti, in alcuni casi si è addirittura rafforzato grazie alla crisi dei partiti, come dimostrano i tanti one-man party che sono fioriti negli ultimi anni.

Cosa ha dato a questi comandanti senza esercito tanto potere? Sicuramente il finanziamento pubblico dei partiti che ha messo ingenti risorse a disposizione delle segreterie. Ma anche regole elettorali, come le liste bloccate, che hanno reso autocratica la selezione dei politici. Come è stato usato tutto questo potere dai segretari dei partiti? Male, molto male, almeno dal nostro punto di vista. Abbiamo avuto parlamentari sempre più vecchi e sempre meno istruiti, come documentano i dati raccolti da un gruppo di ricercatori coordinati da Antonio Merlo dell'Università della Pennsylvania (www. frdb. org). La quota femminile è rimasta più o meno la stessa. Sono, invece, aumentate le cooptazioni all'interno della classe dirigente: la quota di manager tra i nuovi parlamentari, ad esempio, è costantemente cresciuta fino a toccare il record nelle ultime elezioni, con un manager ogni quattro nuovi eletti.

La candidatura di qualcuno dell'establishment rientra spesso in uno scambio di favori. Meglio se il candidato è inesperto e non intende fare carriera in politica. Anche a costo di sguarnire le commissioni parlamentari, è bene tarpare le ali a potenziali concorrenti. Fatto sta che in Italia c'è una fortissima rotazione nei parlamentari: un deputato su tre rimane in carica per un solo mandato, contro, ad esempio, uno su cinque negli Stati Uniti. E' un bene? Niente affatto. La politica è una professione impegnativa, si impara facendo.

Oggi l'Italia è dominata da un gruppo ristretto di politici a vita che danno l'illusione del ricambio permettendo a innocui "volti nuovi" di entrare a Montecitorio o a Palazzo Madama. Non si investe in nuovi parlamentari. Né i nuovi parlamentari investono in una carriera tra gli scranni: semmai il Parlamento diventa un parcheggio, una pausa in cui coltivare reti di relazioni utili per il dopo.

Il tutto avviene, ovviamente, a carico dei contribuenti. Ed è un carico elevato dato che gli stipendi dei parlamentari sono aumentati a tassi da boom economico (+4% l'anno) dal 1980 ad oggi, mentre il Paese entrava progressivamente in una lunga fase di stagnazione. La nostra ben pagata pattuglia al Parlamento Europeo è storicamente quella coi tassi di rotazione più alti dell'Unione: addirittura un parlamentare su tre lascia prima della fine del suo mandato. E' un mestiere complicato quello del parlamentare europeo. Quando si comincia a imparare qualcosa, si sono già fatte le valige, meglio i bauli, del rimpatrio.

I cappellini pro-Barack sono "one size fits most", una taglia va bene per molti, ma non per tutti. Chi vuole metterseli in testa deve accettare di cambiare le regole di selezione della classe politica. Basta col finanziamento pubblico dei partiti. Basta con le liste bloccate. Meno parlamentari e, quei pochi, scelti con cura dalla base dei partiti nell'ambito di primarie vere, il cui esito non è precostituito dalle segreterie. C'è qualcuno lassù disposto a raccogliere questa sfida?
| Tito Boeri via repubblica.it

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Posted 12 months ago