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Il blog di Alessandro M. 
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Sì, il dibattito sì

A pensarci bene, si tratta di una cosa tipicamente italiana. Come nel calcio: la squadra in vantaggio – anche con un risicatissimo uno a zero – preferisce giocare in difesa, fare catenaccio e aspettare il novantesimo. La squadra che perde si getta in attacco, all’arrembaggio, guidata non dal coraggio bensì dalla dalla disperazione: dovessero raggiungere il pareggio e, perché no, passare in vantaggio, le parti si ribalterebbero all’istante. Per questo motivo l’annosa e noiosa questione del dibattito tra i candidati a segretario del Pd è la cosa più grigia, deprimente e prevedibile che potessimo aspettarci al ritorno dalle vacanze.

Nelle democrazie sane, nei partiti sani, questo tipo di problemi non esiste. I concorrenti a una qualsiasi carica, sia questa la leadership di un partito o un incarico pubblico, dibattono e si confrontano senza timori. Lo fanno perché vogliono mostrarsi migliori dei propri avversari, metterli in difficoltà, sfidarli. Lo fanno perché gli elettori lo vogliono, e qualunque rifiuto a partecipare a un dibattito equivarrebbe alla morte di ogni aspirazione: nessuno vuole votare un fifone o chi con freddo cinismo antepone il proprio personale calcolo alla qualità della loro opinione. Ma lo fanno soprattutto per una motivazione fondamentale, sulla quale concordano tutti: che è giusto. Citare le recenti elezioni presidenziali americane può essere fuorviante, perché il paragone è un po’ forzato. Ma tra i ventisei dibattiti a cui hanno preso parte Hillary Clinton e Barack Obama, e quelli a cui parteciperanno i candidati alla segreteria del Partito Democratico (zero), non dovrebbe essere complicato trovare un compromesso soddisfacente.

Nelle democrazie malate, nei partiti malati, si propone invece il meccanismo della partita di calcio di cui sopra. Nel 2001, quando Berlusconi era sicuro della vittoria, Francesco Rutelli chiese disperatamente un confronto televisivo, affermando di avere «tre domande da fare a Silvio Berlusconi». Santoro e Vespa misero a disposizione i loro studi ma non se ne fece nulla. Rutelli si arrabbiò – «Dimostra fifa e arroganza» – ma gli italiani votarono comunque Berlusconi, tra gli strali degli elettori democratici. Nel 2006, copione ribaltato: Prodi in vantaggio e Berlusconi a chiedere un confronto. Solo che qui Prodi accetta (bravo) e gli elettori si godono non uno ma ben due confronti televisivi: il primo vedrà il Professore uscire vincitore, il secondo sarà completamente appannaggio di Berlusconi, con la nota promessa finale sull’abolizione dell’Ici. Nel 2007 si vota per eleggere il primo segretario del Pd. Rosy Bindi ed Enrico Letta chiedono più volte un confronto televisivo, ma il front-runner Walter Veltroni taglia corto: «In tv ci vado pochissimo e ci andrò ancora meno». Non passano nemmeno nove mesi che arrivano le elezioni politiche. Il candidato in vantaggio è di nuovo Berlusconi e allo sfidante dell’opposizione, lo stesso Walter Veltroni di prima, viene improvvisamente voglia di andare in tv: «Penso che per i cittadini sia un grande torto non concedergli la possibilità di sentire le opinioni a confronto». Una giravolta mica male, no?

Dato che tra un mese si vota per eleggere (di nuovo: durano poco) il segretario del Partito Democratico, Giuseppe Civati ha proposto ai tre candidati un confronto pubblico. Ignazio Marino ha dato immediatamente la propria disponibilità, ma i due maggiori candidati sembrano non volerne sapere. Franceschini ha mostrato di avere senso dell’umorismo, dichiarando che il confronto «ci sarà l’11 ottobre, durante la convenzione», mentre Bersani non si è neppure degnato di rispondere. Come da copione, insomma: anche loro due hanno più cose in comune col premier di quanto possa sembrare. Agli elettori democratici, gli stessi che hanno pensato ogni male di Berlusconi per il suo essersi sottratto al confronto nel 2001 e nel 2008, la cosa sembra non importare molto. Voteranno davvero per qualcuno che replica esplicitamente i comportamenti del loro odiato avversario, e che con ogni probabilità nel 2011 implorerà Berlusconi o chi per lui di partecipare a un confronto, riempiendosi la bocca di pompose dichiarazioni sulla democrazia e l’importanza del dibattito? Probabilmente sì, e perderanno ancora: dovendo scegliere tra un candidato berlusconiano e uno che imita i suoi pavidi trucchetti professandosi nuovo e alternativo, gli italiani continueranno a preferire l’originale.

(per Giornalettismo)

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Schierarsi

"Leadership del PD, Veltroni si schiera"
Nel plotone di esecuzione con D'Alema e compagnia?
In quanti vogliono essere ad ammazzare 'sto partito?

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Nuovismo


 

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tramite Ivan Scalfarotto di scalpha il 22/02/09

franceschini.jpgPer chi non fosse stato presente ieri in Assemblea e non avesse ancora un'idea di come siano andate le cose, basterà assistere a questo allegro siparietto. I microfoni di You Dem hanno sorpreso Franceschini, Finocchiaro e Soro intenti a crearsi un'opposizione inesistente aiutando la raccolta di firme per Arturo Parisi - certo non per Paola Concia o Francesco Boccia, i cui nomi pure hanno circolato ad un certo punto tra i delegati - per smontare l'idea di quello a cui abbiamo in realtà assistito ieri: un'assemblea bulgara con un unico candidato plebiscitato dai delegati plaudenti mentre il nostro consenso crolla nel paese. Marini ha detto a Cazzullo del Corriere che ieri "c'era un rischio nuovismo" che andava evitato. Tra i tanti rischi che correva il partito, scioglimento incluso, una scelta davvero bizzarra del rischio peggiore da evitare.


 
 

Operazioni consentite da qui:

 
 

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Puntiamo al 15%

La barca affonda e si è deciso che per farla affondare meglio bisogna dare il timone al vice del segratario che si è appena dimesso (proprio un forte segno di discontinuità) oppure al mentore di quella coalizione che la nascita del PD ha affossato. Come chiedere se è meglio un calcio nelle palle o un pugno in bocca.
Fare le primarie in deroga allo statuto avrebbe potuto far saltar fuori qualcosa di nuovo; o almeno chi manovra dietro le quinte si sarebbe dovuto esporre.
Invece si va verso le europee con un segretario solido come il pongo e il cui destino da supplente darà uno smalto e una credibilità al PD che ci farà ricordare con nostalgia questi giorni. Mi sa che se portiamo a casa un 15% dalle europee ci va di lusso.

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Copia&Incolla: Il coraggio di essere minoranza @ MenteCritica

Su MenteCritica si fa in maniera spietata il punto della situazione.
 
Il coraggio di essere minoranza
Veltroni se ne va per salvare il partito. Che buono.
La storia di un uomo senza spina dorsale che per mesi è stato capace di non prendere nessuna decisione, di non assumere alcuna posizione, espressione di quell'intellettualismo di facciata  sterile ed aristocratico al punto di sfociare nel dandysmo, la vicenda del figlio di papà a cui sono state concesse mille occasioni e che è stato capace di fallirle tutte, si conclude con l'ennesimo atto di vigliaccheria. Se ne va per salvare il Partito e non perché ha fallito. "Mi assumo le responsabilità mie e non".  Che buono. Manca solo che risorga tre giorni dopo la morte. [...]
[...] In un paese come il nostro bisogna avere il coraggio di essere minoranza e lottare per crescere facendo apostolato sui contenuti e non sperando di ottenere consenso dando ragione a tutti e torto a nessuno.
Se alla maggioranza degli italiani piacciono culi, tette, ronde, ergastoli, esercito per le strade ed è convinta che i romeni facciano stupri perché ce l'hanno nel codice genetico, bisogna prenderne atto ed accettarlo.
E' la democrazia baby. [...]

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Cambiamo il cambiamento

Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi, diceva Tommasi da Lampedusa. E quindi via Veltroni, si cambia, perché il "cambiamento" pensato da Walter non ha funzionato, bisogna cambiare in maniera diversa secondo i colonnelli del PD. Così alla fine rimane tutto uguale e sono soddisfatti delle loro finte evoluzioni/rivoluzioni.
Toccato il fondo non ci resta che scavare, quindi attendo con ansia qualche sparata di D'Alema e compagnia e la loro presa di potere.

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Accanimento terapeutico

Veltroni rimette il mandato. Il vertice del PD lo rifiuta (e d'altra parte chi c'è meglio del Walter da mazziare e sputtanare un giorno sì e un giorno sì?).

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Puntare sul cavallo vincente

Dice bene Luca Sofri...

Renzi

Ora la segreteria del PD consegna le chiavi in portineria, o cosa?

Vedi anche

16 febbraio 2009 | permalink | Wittgenstein

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È emersa l'opportunità

(download)

Al povero Walter hanno bloccato il sistema belga; e per fortuna, perché avrebbe ammazzato le preferenze.
Ad ogni modo il problema principale sembra essere quello di vincere le prossime elezioni (scenario alquanto improbabile) più che portare avanti buone idee.

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Piange il telefono

L'appello alla tregua, dice, non ha neanche bisogno di accoglierlo: «Figuriamoci, sono un uomo pacifico. E mi sono impegnato unilateralmente da molto tempo». Piuttosto, gli piacerebbe non essere più «demonizzato». E quella telefonata che aspettava — da quando alla festa democratica di luglio a Firenze ha offerto la sua disponibilità al partito — non è mai arrivata: «Non ho ricevuto chiamate. Ma, lo ripeto, posso dare il mio contributo: sono pronto». Massimo D'Alema @ Corriere.it
 
La butto lì: magari il suo contributo potrebbe essere quello di farsi da parte.

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