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Il blog di Alessandro M. 
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Domenica non marinate le primarie!!!

Caro/a,

Eccoci arrivati all’ultimo miglio di questa lunga corsa per la Segreteria del Pd. È stata un’esperienza entusiasmante, dura in certi passaggi, ma che ha portato già grandissimi risultati.

Il Pd che si affaccia al giorno delle Primarie è un Pd già rinnovato, che ha cominciato a delineare un’identità più chiara e precisa soprattutto grazie al nostro impegno sui SI e i NO, a partire dal nucleare per arrivare alle unioni civili o ancora al contrasto della precarietà con contratto unico, salario minimo e reddito di disoccupazione.

Abbiamo saputo costruire molto in questi pochi mesi, per questo voglio ringraziarvi tutti per il lavoro fatto, per l’energia e la fantasia che avete saputo mettere in ogni piccola azione portata a termine per far conoscere le nostre idee e la mia candidatura.

C’è chi in queste ore parla di voto utile, anche io sono per il voto utile, convinto che ogni voto è utile se serve a confermare la bontà di idee e convinzioni che devono essere alla base dell’identità del nuovo Partito Democratico: idee semplici come quella che al centro delle azioni politiche ci debba essere sempre la persona o che tutti gli individui sono uguali e come tali devono poter godere di uguali diritti.

Vi aspetto in tanti in fila ai seggi domenica 25 ottobre per dire SI ad un partito laico, unito, un partito che decide, che torna a vincere e che cambia l’Italia liberandola dagli effetti illusionistici di questa destra.

Il 25 ottobre è la nostra occasione, il 25 ottobre votiamo la mozione Marino e sorprendiamo l’Italia!

 

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L'ortodosso, il liberale, il tradizionalista @ Luca Ricolfi

E’ andata. C’è voluto un mese di lavoro, ma alla fine abbiamo avuto le risposte di tutti e tre. Non davamo per scontato che rispondessero al questionario della Stampa.

Questo perché un politico ha il diritto di scegliere se, quando e a chi rispondere, così come i cittadini hanno tutto il diritto di giudicarlo in base alle sue eventuali non-risposte. Perciò, innanzitutto: grazie a tutti e tre!

C’è un’altra cosa che non davamo per scontata, e cioè che emergessero differenze significative fra i tre candidati. E invece alcune differenze ci sono, e si vedono a occhio nudo.

Differenze politiche, innanzitutto. Solo Marino è a favore dell’abolizione del valore legale della laurea e punta su una sensibile riduzione delle tasse. E ancora solo Marino ha una posizione netta sul testamento biologico, rigorosamente imperniata sulla volontà del malato. Solo Franceschini dice in modo chiaro ed esplicito che punterebbe su un aumento dei posti in carcere. Solo Marino vorrebbe il salario minimo fissato per legge e uguale su tutto il territorio nazionale, Bersani e Franceschini non lo vorrebbero per legge ma «per via di contratto». Solo Bersani e Franceschini dicono chiaramente che sono contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, e ancora solo Bersani e Franceschini dicono esplicitamente che le intercettazioni non sono troppe.

Le differenze sono così tante che viene da chiedersi: ma c’è anche qualcosa su cui i tre candidati alla segreteria del Pd sono d’accordo ? Sì, ma non è moltissimo. Su 12 domande, sono solo due quelle che hanno ricevuto la medesima risposta: sì al voto agli immigrati, no alla separazione delle carriere dei magistrati. Ce ne sono poi altre due, sulle pensioni e sul nucleare, in cui Marino e Franceschini sono d’accordo (sì all'aumento dell’età pensionabile, no assoluto al nucleare), mentre Bersani preferisce aggirare la domanda. Su tutto il resto le opinioni divergono, come il lettore può constatare confrontando le risposte riportate qui accanto. Se avessi a disposizione una sola parola per segnalare le differenze fra i tre candidati li definirei l'ortodosso (Bersani), il liberale (Marino), il tradizionalista (Franceschini).

Ma la scoperta più interessante, almeno per me, non è stata di contenuto, bensì di stile. I tempi di attesa, per cominciare: Marino ha mandato le sue risposte per primo, poi è arrivato Franceschini, infine - giusto in tempo - sono arrivate le risposte di Bersani. E poi, cosa ben più informativa, il modo in cui i tre candidati hanno «preso» l’idea del questionario, in particolare la circostanza che la maggior parte delle domande fossero a risposte chiuse.

Franceschini è stato il solo ad accettare il questionario per quello che è: uno strumento imperfetto per capire, all’ingrosso, le posizioni dei vari candidati. Bersani e Marino no, per loro la gabbia del questionario era troppo stretta. È accaduto così che il questionario di Franceschini contenesse 11 riposte «secche» (senza precisazioni) su 12, quello di Marino 4, quello di Bersani 3. Quanto alle risposte che, in un modo o nell’altro, finiscono per eludere la domanda, io non ne ho trovata nessuna in Franceschini, ne ho trovate 3 in Marino, almeno 4 in Bersani. Ma naturalmente il lettore può essere di diverso avviso, e trovare schematiche le risposte di Franceschini, profonde e articolate le riflessioni di Marino e Bersani, riportate integralmente qui a fianco.

Quel che posso aggiungere, a titolo assolutamente personale, è che la lettura del questionario ha modificato la mia immagine dei tre candidati come personaggi pubblici. Sapevo che Bersani era un politico, ma non mi ero reso conto che fosse così politico nel linguaggio e nelle risposte. Quanto a Marino, che erroneamente supponevo un po’ inesperto, ho scoperto che è già diventato un politico a tutti gli effetti. L'esatto opposto di Franceschini, che ho sempre immaginato come un politico navigato, e che oggi invece - dopo aver letto le risposte al questionario - scopro semplice e quasi indifeso, senza la corazza delle precisazioni e dei distinguo. Insomma, non so se lo sceglierei come segretario del Pd, ma almeno credo di aver capito quello che pensa.

Informiamoci informiamoci informiamoci!

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Stasera i convenzionati a Vicenza

Stasera sono alla convenzione provinciale del PD come delegato della mozione Marino... Vediamo se si cava un ragno dal buco.

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Qualcosa non va?

“Osservo che nel 90 per cento dei casi l’UDC e noi, in Parlamento, votiamo nello stesso modo”, dice Massimo D’Alema oggi a Repubblica. Solo che a lui sembra una buona notizia.

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Del saper cosa ci aspetta

Del saper cosa ci aspetta

Niente. Ci hanno provato a trattenersi, ma alla fine non ce l’hanno fatta. Non hanno resistito. Dopo un anno passato ad avvelenare i pozzi, a fare il controcanto a Veltroni, a rispondere in modo ambiguo e sibillino a ogni sua dichiarazione, a minare continuamente il suo già traballante operato con mezzi più o meno ortodossi, dai pizzini in su, verrebbe da pensare che i dalemiani possano oggi finalmente godersi la loro vittoria. Smetterla coi mezzucci e passare all’incasso, a testa alta, magari facendo pure bella mostra di sé e gestendo la vittoria con correttezza e fair play. Non ce l’hanno fatta. Il richiamo delle vecchie abitudini è stato più forte e alla fine ha avuto la meglio. A congresso vinto, in rampa di lancio verso la conquista della segreteria del partito, Filippo Penati, coordinatore nazionale della mozione Bersani, ha deciso di fare il bullo. “Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo”. Bùm.

Oltre a essere una scemenza nei termini, perché chi è o non è “di fatto” il segretario sarà deciso dalle primarie del 25 ottobre, e fino a quel giorno il segretario “di fatto” si chiama Dario Franceschini, le parole di Penati lasciano immaginare quale sarà l’andazzo del Pd a gestione bersaniana. La conquista della segreteria non cambierà il loro modo di, ehm, fare politica: cannonate sugli avversari, dichiarazioni ambigue, minacce seguite da rapide smentite. Anche quando sono assolutamente superflue, come in questo caso. Uno dice, e spera: magari è semplicemente sbroccato Penati. Interpellati sull’argomento, però, Bersani e D’Alema hanno fatto i finti tonti, dichiarando che “il ruolo di Franceschini non è in discussione” ma evitando di censurare le parole dell’ex presidente della provincia di Milano. Che è un po’ come quando l’anno scorso D’Alema diceva che secondo lui Veltroni non doveva dimettersi. E certo: chi prendeva a pugni, poi?

Il bullismo di Penati risponde anche a un’altra esigenza, che è quella di galvanizzare l’ala più nostalgica e veterorosicona del proprio schieramento scagliandosi contro le primarie per la scelta del segretario. Benché Bersani non lo dica, se non con sfinenti giri di parole, per tutti i suoi sostenitori non è un segreto: occorre abolire le primarie per eleggere il segretario. Un lunghissimo salto all’indietro nel tempo con l’effetto esilarante e controproducente di apprestarsi a una campagna elettorale durante la quale il povero Bersani dovrà chiedere agli elettori delle primarie (quindi quelli a cui le primarie interessano, quelli che ci tengono) di votare per lui, così che lui possa non farli votare mai più, dato che li considera nel migliore dei casi degli estranei, nel peggiore dei casi degli inetti che sfuggono alla pratica iniziatica della vita di sezione e che magari vogliono inquinare i risultati delle urne.

Intanto, giusto per non farsi mancare niente, gli stessi bersaniani che non mancano occasione per lanciare i propri strali contro la lottizzazione e la politica che mette le mani nella Rai, gli stessi che andranno alla manifestazione per la libertà di stampa, hanno piazzato Bianca Berlinguer alla direzione del Tg3, come da accordi di spartizione fatti a tavolino col centrodestra. Evidentemente la lottizzazione fa schifo solo quando la fanno gli altri. Subito dopo le primarie, poi, partiranno le grandi manovre di corteggiamento nei confronti dell’Udc, in vista delle regionali e non solo. Casini non vuole rinunciare ad avere le mani libere, quindi un accordo nazionale è altamente improbabile: quello che succederà, realisticamente, è che l’Udc sceglierà regione per regione tra centrodestra e centrosinistra sulla base di chi ha le maggiori possibilità di vittoria. E quando vorrà accettare l’alleanza “innaturale” col Pd, lo farà in cambio importanti contropartite, come la poltrona di candidato a governatore o le teste di personaggi come Vendola o Marrazzo. D’altra parte, quando al tavolo delle trattative sono seduti un partito disperato e rachitico che ha solo da perdere, cioè il Pd, e uno che si diverte a fare l’ago della bilancia e può permettersi di giocare a chi offre di più, cioè l’Udc, il copione è in buona parte già scritto. Spiegatelo a Bersani.

(per Giornalettismo)

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Volta, rivolta e ora la svolta

Ha svortato o nun ha svortato? Si chiedono gli amici e compagni romani.
Pare che ci siamo, dopo l’opaca adesione (con riserva, peraltro mai esplicitata) alla mozione Franceschini l’ex radicale, ex sindaco, ex margheritino, ex belloguaglione si prepara a diventare ex democratico. Ce lo racconta in un libro dal titolo significativo “La Svolta” appena uscito.

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Girano voci

Girano voci. La prima: domani Rutelli presenta il suo libro, La svolta, e forse il titolo è da intendersi che "il partito mai nato" (come Rutelli, con azzardatissimo riferimento, sottotitola) vada anche abbandonato. La seconda: qualcuno vorrebbe che Franceschini si ritirasse dalla competizione delle primarie. La terza: Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. Ora, tutto è convenzione: per me votare due volte la stessa cosa è sbagliato, mi chiedo soltanto perché tutti abbiano votato queste norme regolamentari (anche quelli che ora si sorprendono). Detto questo, si è stabilito che il segretario lo fa chi vince alle primarie e, se nessuno dovesse superare il 50%, deciderà l'Assemblea nazionale, eletta con le primarie stesse. Questa è la regola, questa la convenzione: a me non piace, ma non l'ho scritta io, né l'ho votata. E regola e convenzione non si possono cambiare in corsa. Se Bersani è così forte, vincerà anche alle primarie, senza che nessuno debba rinunciare prima. Non capisco dov'è il problema.

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La mia convenzione PD

Nel mio circolo è andata così:
- Bersani: 7 voti
- Franceschini: 6 voti
- Marino: 5 voti
Io, ovviamente, sostenevo la mozione Marino. La cosa che più fa rabbrividire è che sono l'unico under 30 tra i tesserati, i quarantenni non esisitono, si salta a uomini e donne (pochissime) di 50 anni e poi c'è un bel gruppo di over.
Hai voglia a rinnovare...

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Farsi dettare la linea


Cippalippa

Gio, 17 Settembre 2009 | Scritto da Achille in Appunti |

Con tutto il rispetto per l’impegno civile, l’ammirazione per la capacità di metterci la faccia, gli applausi per la capacità di indignarsi, la stima per la rettività, e via dicendo.

Io da ragazzino adoravo la pubblicità in cui il professore chiedeva di chi fosse quel preservativo e tutti si alzavano dicendo “è mio”, e la scena dell’Attimo fuggente in cui tutti salgono sul tavolo, e i momenti della storia in cui si urla insieme ammazzateci tutti o arrestateci tutti.

Ma poi vedo che Berlusconi dice: coglioni! E tutti corrono a farsi le foto con la scritta “sono un coglione”. Poi Berlusconi dice “farabutti”, ed ecco la gallery con tutti i farabutti autodichiarati. E se domani Berlusconi se ne esce co un: “chi non sta con me è un cippalippa”, bisogna farsi tutti la foto con il cartello con su scritto: “io sono un cippalippa”?

Ma non eravate tutti d’accordo sul fatto che non bisogna essere condizionati e ossessionati da Berlusconi? Non vi avevano spiegato, gli strateghi di sinistra, che bisogna smettere di farsi dettare la linea da lui? E non è che a lungo andare lo strumento si indebolisce un pochino?  Non sarebbe meglio dire: farabutto a chi?

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Tornare indietro

Ascoltando alcuni interventi del dibattito congressuale, mi sono convinto: anche a me piacerebbe che si potesse tornare indietro. Che si riscoprissero gli anni belli della precedente generazione. Che tornassero le sezioni del Pci. Che si ritrovasse la politica di una volta, il comizio, il tatzebao, le grandi battaglie collettive. Che si provassero gli anni della Meglio gioventù (ben prima che Caterina si trasferisse in città, insomma). Che tutto tornasse, per dirla tutta, a quando ci capivamo qualcosa (o, forse, meglio, a quando ci sembrava di capirci qualcosa). Che non ci fosse stato B, il craxismo, la Lega e tante altre amenità. Solo che, vi segnalo, care compagne, cari compagni, che non è possibile. E proprio questo è il problema. Perché, oltre alle responsabilità storiche e politiche di una generazione che non è stata capace di fronteggiare tutto questo (era difficile, ma non ci sono molto riusciti), c’è un dato ineliminabile e ineludibile: che il tempo passa e il mondo cambia. Piuttosto velocemente

(Pippo Civati, sul suo blog)

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