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Il blog di Alessandro M. 
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La mia convenzione PD

Nel mio circolo è andata così:
- Bersani: 7 voti
- Franceschini: 6 voti
- Marino: 5 voti
Io, ovviamente, sostenevo la mozione Marino. La cosa che più fa rabbrividire è che sono l'unico under 30 tra i tesserati, i quarantenni non esisitono, si salta a uomini e donne (pochissime) di 50 anni e poi c'è un bel gruppo di over.
Hai voglia a rinnovare...

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Sì, il dibattito sì

A pensarci bene, si tratta di una cosa tipicamente italiana. Come nel calcio: la squadra in vantaggio – anche con un risicatissimo uno a zero – preferisce giocare in difesa, fare catenaccio e aspettare il novantesimo. La squadra che perde si getta in attacco, all’arrembaggio, guidata non dal coraggio bensì dalla dalla disperazione: dovessero raggiungere il pareggio e, perché no, passare in vantaggio, le parti si ribalterebbero all’istante. Per questo motivo l’annosa e noiosa questione del dibattito tra i candidati a segretario del Pd è la cosa più grigia, deprimente e prevedibile che potessimo aspettarci al ritorno dalle vacanze.

Nelle democrazie sane, nei partiti sani, questo tipo di problemi non esiste. I concorrenti a una qualsiasi carica, sia questa la leadership di un partito o un incarico pubblico, dibattono e si confrontano senza timori. Lo fanno perché vogliono mostrarsi migliori dei propri avversari, metterli in difficoltà, sfidarli. Lo fanno perché gli elettori lo vogliono, e qualunque rifiuto a partecipare a un dibattito equivarrebbe alla morte di ogni aspirazione: nessuno vuole votare un fifone o chi con freddo cinismo antepone il proprio personale calcolo alla qualità della loro opinione. Ma lo fanno soprattutto per una motivazione fondamentale, sulla quale concordano tutti: che è giusto. Citare le recenti elezioni presidenziali americane può essere fuorviante, perché il paragone è un po’ forzato. Ma tra i ventisei dibattiti a cui hanno preso parte Hillary Clinton e Barack Obama, e quelli a cui parteciperanno i candidati alla segreteria del Partito Democratico (zero), non dovrebbe essere complicato trovare un compromesso soddisfacente.

Nelle democrazie malate, nei partiti malati, si propone invece il meccanismo della partita di calcio di cui sopra. Nel 2001, quando Berlusconi era sicuro della vittoria, Francesco Rutelli chiese disperatamente un confronto televisivo, affermando di avere «tre domande da fare a Silvio Berlusconi». Santoro e Vespa misero a disposizione i loro studi ma non se ne fece nulla. Rutelli si arrabbiò – «Dimostra fifa e arroganza» – ma gli italiani votarono comunque Berlusconi, tra gli strali degli elettori democratici. Nel 2006, copione ribaltato: Prodi in vantaggio e Berlusconi a chiedere un confronto. Solo che qui Prodi accetta (bravo) e gli elettori si godono non uno ma ben due confronti televisivi: il primo vedrà il Professore uscire vincitore, il secondo sarà completamente appannaggio di Berlusconi, con la nota promessa finale sull’abolizione dell’Ici. Nel 2007 si vota per eleggere il primo segretario del Pd. Rosy Bindi ed Enrico Letta chiedono più volte un confronto televisivo, ma il front-runner Walter Veltroni taglia corto: «In tv ci vado pochissimo e ci andrò ancora meno». Non passano nemmeno nove mesi che arrivano le elezioni politiche. Il candidato in vantaggio è di nuovo Berlusconi e allo sfidante dell’opposizione, lo stesso Walter Veltroni di prima, viene improvvisamente voglia di andare in tv: «Penso che per i cittadini sia un grande torto non concedergli la possibilità di sentire le opinioni a confronto». Una giravolta mica male, no?

Dato che tra un mese si vota per eleggere (di nuovo: durano poco) il segretario del Partito Democratico, Giuseppe Civati ha proposto ai tre candidati un confronto pubblico. Ignazio Marino ha dato immediatamente la propria disponibilità, ma i due maggiori candidati sembrano non volerne sapere. Franceschini ha mostrato di avere senso dell’umorismo, dichiarando che il confronto «ci sarà l’11 ottobre, durante la convenzione», mentre Bersani non si è neppure degnato di rispondere. Come da copione, insomma: anche loro due hanno più cose in comune col premier di quanto possa sembrare. Agli elettori democratici, gli stessi che hanno pensato ogni male di Berlusconi per il suo essersi sottratto al confronto nel 2001 e nel 2008, la cosa sembra non importare molto. Voteranno davvero per qualcuno che replica esplicitamente i comportamenti del loro odiato avversario, e che con ogni probabilità nel 2011 implorerà Berlusconi o chi per lui di partecipare a un confronto, riempiendosi la bocca di pompose dichiarazioni sulla democrazia e l’importanza del dibattito? Probabilmente sì, e perderanno ancora: dovendo scegliere tra un candidato berlusconiano e uno che imita i suoi pavidi trucchetti professandosi nuovo e alternativo, gli italiani continueranno a preferire l’originale.

(per Giornalettismo)

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Di tutto, di più

Parlando di Pd e Rai, la cosa più banale da notare sarebbe che mentre sia Bersani che Franceschini sostengono a gran voce di voler mettere fine alla pratica della lottizzazione, le nomine di Raitre e del Tg3 sono bloccate (da loro) in attesa del congresso, così che chi vinca possa scegliere i suoi uomini e trattare da una posizione di forza. Ancora più banale è osservare come il comportamento di Bersani e Franceschini, che ultimamente sembrano avere molto a cuore la libertà di stampa e i condizionamenti dell’informazione, stia condizionando il lavoro dei giornalisti del Tg3 e quello dei quadri della rete: appesi al risultato di una competizione partitica che dovrebbero limitarsi a raccontare con obiettività e serenità.

C’è un’altra cosa, però. Sembra che il direttore generale della Rai, Mauro Masi, stia pensando di fare queste benedette nomine di Raitre senza aspettare ancora, dato che la legge non lo obbliga affatto a recepire i suggerimenti dell’opposizione. Sembra inoltre che Masi possa fare delle nomine difficili da rigettare tout court o bollare come inadeguate o vendute al padrone: Enrico Mentana al Tg3 e Giovanni Minoli a Raitre. Con tutti i loro difetti, due nomi di esperienza, autonomia e caratura due o tre volte superiori a quelli delle mezze figure attorno alle quali si sta accapigliando il Pd. Se Masi dovesse forzare la mano e fare le nomine, potete scommettere che il volume delle accuse aumenterebbe a dismisura – «Non abbiamo nulla contro i nomi, bensì contro il metodo!», non li vedete già? – col paradosso di rivendicare a gran voce il mancato utilizzo di un privilegio odioso del quale si dice di voler fare a meno, per promuovere giornalisti e dirigenti meno bravi ma magari più disciplinati. Un autogol nell’autogol. Insomma, rischiamo di assistere a un altro mirabolante caso Villari: non dite che non eravate stati avvisati.

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Tu chiamale se vuoi (e)mozioni

Se avete tempo da perdere (ma tanto) e non avete ancora ceduto di fronte all'orrore della politica qui potete leggere le tre mozioni dei candidati alla ambita (come no) poltrona di segretario del PD.
Questo è proprio un blog di servizio.

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PD Soap: nelle puntate precedenti

State attenti a non perdere il filo ché poi non capite più quello che sta succedendo.
Francesco Costa ci mette in guardia su un possibile inciucio di proporzioni megagalattiche dentro il PD  e gode dell'appoggio che Bassolino da a Bersani, perché Bersani non è il suo candidato di riferimento (che è Marino).

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Copio&Incollo: Col freno tirato @ Wittgenstein

Questo arriva dal blog di Luca Sofri:
 
Mi scrive argutamente il lettore Lorenzo che Franceschini appoggiato da Debora Serracchiani è come Joe Biden candidato alla presidenza con Obama come vice.

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Meglio del ritorno di Cannavaro alla Juve

Fiato alle trombe: al prossimo venturo congresso del PD si sono candidati Bersani e Franceschini! Due nomi che mettono i brividi e che scaldano il cuore allo stesso tempo e che accolgo con la stessa gioia con cui i tifosi juventini hanno accolto il ritorno di Cannavaro (campione del mondo che è da così tanto tempo sul viale del tramonto che lo sta percorrendo avanti e indietro).
 
Mi sto paragonando ai tifosi della Rubentus, pensate voi... Comunque non dimenticate che:
- Cuordileone Bersani è quello che quando Veltroni vacillava diceva che avrebbe dovuto candidarsi alle primarie contro Walter perché lui sì che sapeva come si fa il PD. Quando il segretario si è dimesso e bisognava attraversare i gironi dell'inferno ha pensato bene di scomparire per tornare indietro come salvatore della patria. Il suo sponsor è D'Alema.
- Franceschini, vice dell'ex-segretario, si è fatto carico del PD nel momento peggiore, dichiarando che lo avrebbe portato al congresso (più morto che vivo) e che non si sarebbe candidato. Infatti si è candidato. Lo sponsor è Veltroni.
 
Visto che 'sti quattro arnesi non la capiscono che devono fare un passo indietro, che sono riusciti a perdere anche quando vincevano (di poco), che hanno dato quel (poco) che avevano, che con loro non riusciremo non solo a vincere, ma nemmeno a perdere con dignità, che Veltroni contro D'Alema ha francamente rotto i coglioni, spero che le cose che si stanno muovendo (Serracchiani, i piombini, ecc. ecc.) facciano qualcosa di buono.

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Caro leader ti scrivo

Qui sotto c'è la mail che ho inviato al senatore Giaretta, responsabile del PD Veneto, dopo la Caporetto delle ultime elezioni. Ne ho mandato una copia anche al segretario Franceschini.
Giaretta mi ha risposo (un mito), Franceschini, per ora, no.

 Le elezioni comunali, Montebello Vicentino, il PD

 Salve senatore, mi permetto di scriverle. Sono Alessandro Massignani e ho frequentato la Scuola Veneta di Politica. Negli ultimi due mesi mi sono impegnato nella campagna elettorale per le elezioni nel mio paese di residenza, Montebello Vicentino.

 Noi del PD abbiamo fatto una lista civica con degli altri cittadini. Abbiamo perso, abbiamo perso male nonstante una campagna elettorale intensa e piena di incontri, di buona volontà.
Abbiamo perso di così tanto, probabilmente, perché il sindaco uscente aveva sul simbolo della sua presunta lista civica i loghi di PDL e LEGA NORD.

 Se mi passa il termine sono proprio incazzato: noi il simbolo del PD non possiamo metterlo perché viene ritenuto uno scacciavoti, noi cerchiamo di proporre un modo diverso di fare politica, e quindi combattiamo con altri mezzi rispetto ai nostri avversari, noi siamo quelli che quando hanno finito di lavorare cominciano a pensare a come coinvolgere la gente. Noi siamo quelli che non hanno nessuna possibilità di vincere.

 Il punto è che il partito, il mitico partito, ci lascia soli. Sono laureato in Scienze Politiche, ho studiato all'estero, lavoro per una multinazionale e non capisco come mai voi grandi capi non capiate che a queste condizioni non si riuscirà mai a vincere: dovete investire tempo e soldi nella formazione dei circoli, farli diventare dei nuclei operativi motivati e preparati, costringerli a fare rete, perché noi non abbiamo televisioni e giornali, non abbiamo veline e avvocati.

 Qui in Veneto, più che in altre regioni, non abbiamo nessun rapporto con la pancia della gente. Il nostro compito è molto più difficile: dobbiamo formare cittadini, farli uscire dalla dicotomia servo-padrone nella qualie sono divisi.

 Bisogna lavorare sui valori, sulla poesia che può essere la politica e anche sulla concretezza. Ma non lo fate, non lo facciamo. Non date ai circoli i mezzi per farlo. Abbandonati a noi stessi facciamo del nostro meglio e sprechiamo energie fino a che non molliamo.

 Impariamo a formare, lei in parte lo ha fatto con la SVP, impariamo a crearci un brand, a far sì che i circoli siano una sorta di franchising: non è un eresia, non dobbiamo essere ipocriti. Un franchising nella forma, nei mezzi di comunicazione, nel contenuto. Lavoro nel privato e so quanto può essere importante.

 Ma siamo soli, e il PD un partito fatto di persone che puntano all'autoconservazione. Lo fanno anche gli altri, verissimo, ma noi non siamo gli altri.

 Lei senatore, a sentirla parlare, mi ha dato l'idea di avere uno spirito giovane e critico: se abbiamo perso a Montebello e fatto male in molte parti si deve riorganizzare tutto, dobbiamo cercare la chiave di volta per fare del Veneto, terra di lavoratori e di grande impegno nel volontariato, un luogo in cui quello che diciamo viene almeno ascoltato. E invece tutti ci snobbano.

 Ad Ottobre, con il congresso, ci giochiamo una partita importante. Mi auguro si giochi pulito e si giochi per il bene di tutti, non per l'ambizione personale di politici "di alta gamma" ma che non hanno più niente da dire.

 Combattere prima di quel giorno vuol dire combattere quel giorno, dice Stefano Benni. Vuol dire arrivare pronti a Ottobre, o alle prossime elezioni politiche. O alle prossime amministrative a Montebello: mancano meno di cinque anni; abbiamo bisogno di tutto il tempo disponibile se vogliamo formare i circoli e i cittadini.

 Mi dia una speranza, mi faccia credere che c'è coscienza del disastro in cui ci siamo cacciati; mi dica se c'è volontà nel far funzionare il PD nel Veneto o se per voi va bene così.
E fate sentire i circoli meno soli e non utili solo alla raccolta di tessere.

 Abbiamo bisogno del PD, un altro PD, e il PD ha bisogno di noi.

 Con affetto e stima, Alessandro Massignani

 PS: guardi qui quello che abbiamo fatto: http://progettofuturo.wordpress.com

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Mai una linea chiara

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PD - Commodore 64

PD - Commodore 64

Febbraio 26th, 2009 by Marta

Se vi siete concentrati nel cercare qualcosa di nuovo avete perso tempo.

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